COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA

La COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 "... Art. 1. - L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. "... Art. 2. - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. "... Art. 3. - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ad alunni da Architetto, Docente di Disegno e Storia dell'Arte

Pagine realizzate da Architetto e Docente del Liceo Scientifico: "Agli alunni delle mie Classi del Liceo Scientifico "A. Einstein" di Mottola (Ta), "...Non temete il giudizio di chi è capace solo di deridervi, perchè senz'altro è invidioso ed incapace di proporre qualcosa. Ride degli altri perchè, come parassita, nasconde la vergogna di piangere su se stesso. Non abbiate paura di questi poveri gnomini."

Popoli senza pace

addì 9 novembre 2025
Da che mondo è mondo le nazioni, i popoli, gruppi di uomini e singoli esseri umani costruiscono e producono contese e conflitti che, senza una vera disponibilità alla conciliazione mediata tra le parti, non finiscono mai e, di conseguenza, non sarà mai possibile raggiungere una vera pace.
I conflitti si tramandano di generazione in generazione, tramite discendenti sia dello stesso parentado di famiglia, sia dei legati parentali per unioni matrimoniali e sia degli amici associati ai casati.
La tradizione popolare indica questi legami parentali con un noto detto: «L’amico del mio amico, è mio amico. _ L'amico del mio nemico è mio nemico. _ Il nemico del mio amico è mio nemico».
I popoli senza pace sono condizionati non solo da questi fattori, ma anche da interessi specifici: o di singoli individui che li governano, o di influenti gruppi di potere economico, o per antiche tribali contese territoriali.
Le principali contese riguardano, appunto, la conquista dei territori che sono iniziate già da quando i primi esseri umani da nomadi divennero stanziali, stabilendo la loro dimora in luoghi non impervi e difficoltosi da gestire, come deserti o montagne lontane dalle fonti d'acqua, bensì in luoghi più facili da coltivare, con terra fertile e vicino a rigogliosi corsi d'acqua.
Con il successivo formarsi di gruppi umani prima e di famiglie dopo, il numero dei componenti aumentava fino a diventare tribù che, avendo la necessità di occupare una maggiore superficie territoriale, si distribuivano in luoghi, più o meno vicini al nucleo originale, prendendone possesso.
Le tribù più fortunate che capitando su territori fertili ne ricavavano benefici, si guardavano bene dal cedere lo stesso benessere ad altre tribù, quindi si organizzavano e realizzavano opere per proteggersi dalle aggressioni di tribù intenzionate a scacciarli e appropriarsi di quelle terre.
Dunque spesso il motivo principale del contendere un luogo, stava proprio nel fatto che le tribù nomadi erano alla ricerca di territori fertili su cui fermarsi definitivamente senza più emigrare da un luogo all'altro e quando queste tribù giungevano nei luoghi già occupati, se non si accordavano, allora iniziavano le ostilità per affermare il diritto del proprio primato sul territorio.
Infatti i primi dicevano: «Noi abbiamo bisogno di luoghi per dimorare stabilmente».
I secondi invece affermavano: «Noi abitiamo questo territorio già da molto tempo, voi, adesso, volete prenderne il possesso e cacciarci via!!!».
Talvolta alcuni nomadi erano disposti ad acquistare i terreni pagando il prezzo richiesto dagli abitanti del luogo e, quando raggiungevano l’accordo, si stabilivano pure le modalità di reciproco soccorso nel caso di aggressioni e attacchi da parte di altre tribù.
La convivenza pacifica nello stesso territorio diventava possibile anche tramite accordi tra famiglie che, unendo in matrimoni i loro figli e le loro figlie, sancivano alleanze vincolanti e, allorquando capitava che una delle parti infrangeva tali vincoli, allora succedeva il finimondo.
I conflitti, nel tempo, sono degenerati amplificando a dismisura le contese per conquistare nuovi territori e, così facendo, si sono formati popoli, città, stati e nazioni col conseguente aumento delle contese territoriali e, in base alle necessità, si puntava l’attenzione sui luoghi che, con le loro caratteristiche, potevano essere più sfruttabili di altri.
La legge del più forte è stata sempre decisiva nella conquista dei luoghi, quindi era normale allearsi con altre tribù al fine di formare clan forti, sia per difendersi a vicenda da attacchi nemici e sia per aggredire e invadere altri territori.
Spesso le tribù, oltre che allearsi tra loro, facevano ricorso anche a riti pagani e scaramantici per ottenere favori e protezioni soprannaturali, sviluppando religioni politeiste, dette anche pagane, che rivolgevano le loro attenzioni ad oggetti della sfera naturale come il sole, la luna, le stelle, oppure ad animali con caratteristiche di forza e potenza.
Abramo, il patriarca ricordato dalle religioni monoteiste, ebbe una intuizione particolare scaturita dall’osservazione del creato e dalla conseguente domanda di chi fosse stato l’artefice di questa meravigliosa e sublime bellezza che circonda e avvolge l’intera carnale esistenza temporale della vita umana.
Egli si accorse che poteva dialogare con questa particolare Entità Divina e soprannaturale, tanto da stringere una alleanza che, partendo da un profondo atto di fede spirituale, superava qualsiasi forza carnale umana e produceva una condizione di benessere straordinaria che andava oltre le umane aspettative.
Da ciò scaturisce un fiume interminabile di storie di uomini che, seguendo l’esempio di Abramo e osservando l’intima alleanza col Signore Dio creatore e generatore dell’intera carnale esistenza temporale, hanno raggiunto scopi e obiettivi impensabili con altri tipi di protezioni.
Però, nonostante tutto l’esempio del patriarca Abramo, l’evoluzione storica ha generato innumerevoli momenti di furiose aggressioni belliche, indicibili momenti di sfinimento e pochi momenti di pacifica convivenza.
Oggi nel vicino Medio Oriente i popoli senza pace risentono proprio di queste antiche reminiscenze sia di tipo religioso, sia di tipo tribale e sia per rancori mai sopiti, mai affrontati e mai risolti.
Nello specifico dei popoli senza pace del Medio Oriente, il contenzioso tra israeliani e palestinesi risale atavicamente alle loro stesse origini e sempre per gli stessi motivi relativi sia al “primato del diritto religioso” e sia al “primato del diritto di possesso territoriale”.
Da una parte le tribù già stanziali, affermavano con forza il possesso dei territori su cui dimoravano rivendicandone il diritto di precedenza, dall’altra parte le tribù abramitiche nomadi cercavano luoghi in cui abitare anche loro in modo permanente e, rivendicando invece, il diritto per la promessa Divina del possesso di uno specifico territorio.
Infatti il Signore Dio aveva pattuito con Abramo l’assegnazione di un territorio fertile che divenne eredità per Isacco prima e dopo per Giacobbe – diventato Israel – con le tribù dei suoi dodici figli e, questa eredità, divenne la “terra promessa”, tramite Mosè, al popolo di Israele, quando uscì dalla schiavitù egiziana.
Questa benevolenza Divina nei confronti di Israele non ha mai incontrato il favore delle tribù presenti in quello specifico territorio.
Però nel momento in cui il Signore Dio aiutò con prodigi il popolo di Israele ad uscire dalla schiavitù in terra d’Egitto, volle rinnovare il contratto fideista dell’antica alleanza abramitica con Mosè e, oltre ai comandamenti, vennero anche stabilite alcune condizioni tra cui quella di accogliere e convivere con lo straniero, così come lo straniero era condizionato a condividere la sorte dei figli di Israele.
Ciò è riportato nei testi dell’Antico Testamento e, tra questi nei Libri dei Profeti, vi è un testo del profeta EZECHIELE cap.47, 13-23 in cui è scritto:

Così dice il Signore Dio: Questi saranno i confini della terra che spartirete in eredità fra le dodici tribù d’Israele, dando a Giuseppe due parti. Ognuno di voi possederà come l’altro la parte di territorio che io alzando la mano ho giurato di dare ai vostri padri: questa terra spetterà a voi in eredità.
Ecco dunque quali saranno i confini della terra.
Dal lato settentrionale, dal Mare Grande lungo la via di Chetlon fino a Sedad, il territorio di Camat, Berotà, Sibràim, che è fra il territorio di Damasco e quello di Camat, Caser-Ticòn, che è sulla frontiera dell’Hauràn.
Quindi la frontiera si estenderà dal mare fino a Casar-Enàn, con il territorio di Damasco e quello di Camat a settentrione. Questo il lato settentrionale.
Dal lato orientale, fra l’Hauràn e Damasco, fra il Gàlaad e il paese d’Israele, sarà di confine il Giordano, fino al mare orientale, e verso Tamar. Questo il lato orientale.
Dal lato meridionale, verso Tamar fino alle acque di Merìba di Kades, fino al torrente verso il Mare Grande. Questo il lato meridionale verso il mezzogiorno.
Dal lato occidentale, il Mare Grande, dal confine sino di fronte all’ingresso di Camat. Questo il lato occidentale.
Vi dividerete questo territorio secondo le tribù d’Israele. Lo distribuirete in eredità fra voi e i forestieri che abitano con voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno per voi come indigeni tra i figli d’Israele e riceveranno in sorte con voi la loro parte di eredità in mezzo alle tribù d’Israele. Nella tribù in cui lo straniero è stabilito, là gli darete la sua parte di eredità. Oracolo del Signore Dio.

Dunque se il Signore Dio rinnovò il contratto fideista dell’antica alleanza abramitica con Israele tramite Mosè, indicando le modalità con cui dovevano convivere con gli stranieri, allora perché ancora oggi persiste l’atroce conflitto tra israeliani e palestinesi come fossero stranieri nello stesso territorio ?!

Forse non c’è una risposta specifica, se non quella vera insita negli atteggiamenti impositivi di ambo le parti, che assumono prese di posizioni derivanti, prima di tutto, dalle origini religiose per affermare la propria primogenitura e, in secondo luogo, dal voler annientare gli avversari che sono i nemici di quella propria religiosità e, di conseguenza, un popolo per primeggiare deve necessariamente distruggere l’altro popolo e possedere in esclusiva quei luoghi.
I conflitti non sono solo assoggettati ai concetti di primogenitura religiosa o ai legami di parentela tribale o alle pretese di possedere territori fertili, purtroppo, sono anche prodotti da esseri umani con spiccata arroganza e cinica cattiveria, capaci di utilizzare sofisticati sotterfugi diabolici per sottomettere altri esseri viventi ai propri voleri e dettami che, per vari motivi psicologici, sono originati da situazioni vissute in momenti di difficoltà esistenziali, durante i quali l’equilibrio mentale, lacerato da traumi che segnano in modo permanente l’individuo, subisce una brusca trasformazione tanto da trasmutarsi in un essere abominevole capace solo di nutrirsi e godere della sottomissione o, in alternativa, della distruzione degli altri esseri umani. 
Perciò gli israeliani e i palestinesi saranno popoli senza pace fino a quando non si convinceranno di essere figli di uno stesso padre, il patriarca Abramo, generati dallo stesso Signore Dio, che ha stabilito di distribuire la stessa eredità tra gli uni e gli altri, convivendo e abitando assieme nello stesso luogo di questa carnale esistenza temporale, in funzione e in previsione dell’abitare lo stesso Regno dell’amore di DIO.
pa.BiS

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