addì 12 aprile 2026
Anche quest'anno, come sempre, la domenica dell’ottava di pasqua, o Domenica in Albis, o II^ domenica di Pasqua, detta della Santa Misericordia, a Mottola è tradizione andare al Santuario Rupestre della “Madonn Abbasc”, come già descritto in un precedente post.
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| Santuario Rupestre della “Madonn Abbasc”, Mottola (Ta) |
Fin dalle prime luci dell’alba dell’ottava di pasqua tanti fedeli, visitatori occasionali e interi nuclei familiari affollano il Santuario, per seguire i riti religiosi; sono molti i fedeli che dal paese si recano al Santuario a piedi, alcuni anche scalzi, per devozione alla Madonna e in segno di penitenza.
Questa mattina alle 9,30 dalla Chiesa del Carmine, in paese, è iniziata la tradizionale processione con la statua della “Beata Vergine del Monte Carmelo”, portata a spalla da otto confratelli, della omonima confraternita in abito tradizionale, i quali durante il tragitto si sono alternati a fedeli comuni che hanno accompagnato la sacra effige nel percorso dal paese fino al santuario distante circa cinque chilometri dall’abitato in direzione sud.
All'arrivo nel santuario è stata celebrata la SS.Messa da Don Sario Chiarelli Arciprete delle Parrocchie S.Maria Assunta, S.Madonna del Monte Carmelo e S.Maria Immacolata.
Al termine il celebrante ha chiesto di pregare per la pace nel mondo, rivolgendo un accorato appello a Maria Regina della Pace con la preghiera della "Salve Regina".
Durante la recita di quella preghiera è accaduto un fatto particolare che, pur senza straordinario rilievo, ha attirato non solo la mia, ma anche l'attenzione di altri fedeli vicini a me.
In cielo le nuvole formavano un manto coprente che oscurava il sole e, mentre eravamo tutti intenti a pregare, sia io che le altre persone vicino a me, alzando gli occhi al cielo ci siamo accorti che erano giunti in quel momento uno stuolo di gabbiani i quali hanno cominciato a volteggiare in alto proprio sopra di noi e, in quel frattempo, compariva evidente il cerchio solare con i suoi raggi di luce più viva.
Terminata la preghiera lo stuolo di gabbiani si è allontanato dissolvendosi velocemente e, noi che avevamo visto e assistito al fenomeno, ci siamo guardati e abbiamo commentato quella presenza come un segno che unisce sia la natura, sia gli uomini e sia gli animali, quindi tutti gli essere viventi, in una preghiera corale per chiedere la fine delle guerre nel mondo e, di conseguenza, la fine delle sofferenze inflitte a luoghi, nazioni e a tutte le popolazioni civili deboli e inermi: uomini, donne e, in particolare, bambini anche in tenerissima età.
Questo racconto non vuole inneggiare a qualcosa di straordinario, ma semplicemente mettere in risalto che sia la natura e sia tutti gli esseri viventi, in essa contenuti, risentono degli eventi drammatici imperversanti in questi tempi in molte aree del mondo, a causa di uomini spregiudicati che, per interessi personali o di gruppi di potere, agiscono con azioni disumane.
p.a.BiS

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